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  • 16
  • ott

Google Chrome bloccato in Siria e non solo

Di Pierfrancesco Petruzzelli (pierfrancesco99), in google chrome.

Voglio segnalarvi una cosa che ha veramente dell’incredibile, molto triste, se consideriamo che siamo nel 2008 e si fa subito a parlare di pace nel mondo, etc. La dimostrazione che siamo lontani da questa tranquillità globale la si ha anche da piccoli accorgimenti, è il caso di Google Chrome.



Infatti a quanto ci racconta il blogger siriano Yaser Sadeq, Google blocca in Siria il download di Google Chrome, sul suo blog possiamo leggere:

quando ho sentito del nuovo web browser lanciato da Google, ho deciso di scaricarlo e provarlo, ma quando ho provato ad accedere all’indirizzo www.google.com/chrome ho ricevuto questa pagina d’errore come risposta The requested URL /service/prod_unavailable.html was not found on this server.

Quando è stato chiesto a Google il perchè di questo errore, il motore di ricerca ha risposto che in accordo con l’export US e le sanzioni economiche imposte, non è possibile permettere il download di Google Chrome in Siria, Cuba, Corea del Nord, Iran e Sudan. Questa cosa è veramente assurda senza entrare nel merito della politica estera statunitense, mi sembra una “fesseria” bloccare addirittura un browser. Anche se molto probabilmente il problema è aggirabile via proxy.







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Commenti:

Sono stati scritti 5 commenti su "Google Chrome bloccato in Siria e non solo"

  1. luca azzone

    Certamente questi paesi avranno più da preoccuparsi dei farmaci che non possono importare (sempre che poi possano permetterseli). Per non parlare della delusione maggiore: non poter importare armi. (che invece possono permettersi).

  2. Ma quinvi vengono bloccati anche tutti gli altri browser e servizi di società/associazioni americane? Wikipedia?

  3. Semplicemente l’embargo impedisce che qualcosa passi direttamente dagli USA alla Siria. Possiamo immaginare l’embargo come un qualcosa di fisico, ma si applica tranquillamente a qualunque cosa, compresi programmi e informazioni.

    L’unico modo per avere roba made in USA, per i siriani, è passare attraverso intermediari di altri Paesi, nel nostro caso usare dei proxy.

    Se proprio vogliamo essere tristi, però, preferirei lo fossimo per l’embargo di altri beni di prima necessità piuttosto che un browser.

  4. @ Tooby:
    quoto pienamente…

  5. CM

    Non c’ernta nulla embargo o altro …la cosa è accaduta anche in italia: non si poteva scaricare il browser americano finché non hanno terminato e rilasciato la versione italiana





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