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  • 20
  • ott

Digg punta di più sugli Ads

Di Fulvio Minichini, in Social Network, advertising.

digg-ads

La questione del come fare soldi dalla rete rimane come sempre una delle questioni di punta sulla blogosfera. I grandi della rete hanno in qualche modo escogitato qualcosa, Google con i suoi programmi AdWords fa miliardi, Facebook durante il corrente mese ha finalmente generato profitti, in buona parte grazie ai suoi Social Ads.

Un altro grande protagonisti sulla scena degli Ads, anche se non della mole di Google e Facebook, è Digg, il noto servizio di tracking.

Lo staff di Digg già è da un po’ che sta lavorando a migliorare il proprio servizio di Ads, le percentuali di click tradizionali possono andar bene per Google, che gioca su un numero di impressions inequiparato. Ma quando servizi meno capillari come Facebook o Digg devono incominciare a tirare acqua al mulino, hanno bisogno di invntarsi qualcosa di più remunerativo.

Il team di Digg ha sviluppato ed implementato diverse idee valide, ultima la possibilità di integrare stories esistenti all’interno degli ads. I publisher saranno in grado di selezionare alcuni digg che ritengono inerenti alla propria campagna, ed inserirli nel box dell’ad che pubblicheranno.



In questo modo oltre al banner linkabile, l’utente visualizzerà anche le stories nate indipendentemente dalla volontà dei diretti interessati (o almeno così si presume); questo tipo di pubblicità ha sempre dimostrato la sua efficacia. E’ la solita vecchia storia del testimonial, solo che nel caso di Digg, anziché fare leva sulla fiducia o la curiosità che ispira una persona conosciuta (come per i Social Ads di Facebook), si fa leva sull’autorevolezza della community. Una storie molto diggata è meglio di un semplice banner, probabilmente automaticamente ignorato dal nostro cervello allenato.

Al momento Digg vende questo tipo di ads con la formula CPM (costo per mille), cosa che probabimente cambierà presto dato che tutte le altre forme di pubblicità previste dal portale sono vendute con la formula CPC (cost-per-click). Staremo a vedere se questa iniziativa avrà successo, anche se Digg al momento dovrebbe preoccuparsi più di come non essere divorato da Twitter ed alcune sue estensioni che lo trasformano in un vero e proprio tracker.







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