Geekissimo

Google permetterà agli utenti di correggere le proprie mappe

 
Daniele Semeraro ([email protected])
23 Novembre 2007
1 commento
Mappe

Il vostro esercizio commerciale o la vostra attività è su Google Maps ma il luogo non è indicato in modo preciso? Avete verificato che l’indirizzo fornitovi nelle mappe differisce di qualche numero civico da quello esatto? Da ora potrete modificare il database senza ricorrere a fax di protesta. Google, infatti, ha annunciato di voler puntare sull’idea di user-generated content (i contenuti generati dagli utenti, appunto) dando la possibilità ai propri “fedelissimi” di “editare” le mappe del famoso e stra-usato servizio Google Maps.

La nuova funzionalità permetterà a tutti coloro che hanno un account Google (come quello di Gmail, per esempio) di fare cambiamenti ai “markers” che indicano luoghi residenziali o attività commerciali nel servizio di mappe locali di Google. La funzionalità sarà attiva, per una prima fase, negli Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda.


Ovviamente, per evitare gli abusi, la funzione di editing sarà limitata: non potranno, ad esempio, essere spostati i marcatori che indicano aziende o luoghi d’affari già controllati e verificati dal Google Local Business Centre. E se il marcatore cambiato dall’utente si sposterà di più di duecento metri dal luogo originario, i responsabili di Google saranno obbligati a fare dei controlli incrociati (e, nel peggiore dei casi, a mandare fisicamente qualcuno a effettuare verifiche in loco).

Il sistema, inoltre, terrà in memoria anche una history dei cambiamenti effettuati, con una mini-mappa che farà vedere le precedenti location del marcatore. Credo che il gesto di Google di aprire la modifica delle mappe agli utenti sia importante in termini di qualità del servizio. Ovviamente, come in tutte le cose, l’iniziativa va a vantaggio sia del motore di ricerca (che potrà fornire indicazioni più accurate), sia degli utenti (che vedranno corretto il proprio indirizzo o troveranno più facilmente quello giusto).

Via | The Register
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