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Cina, Google ha interrotto la funzione anti-censura

 
Martina Oliva
9 gennaio 2013
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Google Cina stop funzione anti-censura Il fatto che la Cina non sia un paese in cui la libertà d’espressione regna sovrana e che i cittadini siano costretti a vivere in un regine in cui spesso le libertà fondamentali degli stessi vengono calpestate per il controllo totale dell’opinione pubblica e, di conseguenza, anche di internet è cosa ben risaputa.

A tal proposito la scorsa primavera gli sviluppatori di Google avevano attivato delle funzionalità pensate appositamente per contrastare la censura del regime cinese sul web consistenti in un sistema di segnalazioni mediante cui informare l’utente dell’eventualità che una propria ricerca avrebbe determinato l’interruzione della connessione ad internet.

La censura cinese, infatti, prevede un blocco della connessione ad internet della durata di 90 secondi ogni volta che viene impiegata una keyword malvista dal regime durante la navigazione online.

Sino a qualche tempo fa big G, così come accennato, agiva andando ad evidenziare agli utenti tutte le varie ed eventuali parole che avrebbero potuto creare disagi durante la navigazione online ma da alcuni giorni a questa parte la feature in questione sembra non essere più disponibile.

A dicembre, infatti, Google ha disattivato la funzionalità studiata ad hoc per il territorio cinese e la mossa è stata ufficialmente confermata dalla divisione asiatica della società senza però fornire alcuna informazione sulle motivazioni della scelta fata.

A detta di molti la scelta fatta da big G di rimuovere il filtro anti-censura è stata presa in seguito alle pressioni da parte del governo anche se per il momento non vi è ancora nulla di confermato.

La mossa messa in atto da big G, comunque, non è stata particolarmente gradita dagli internauti della Grande muraglia: sul web cinese sono infatti apparsi numerosi messaggi contro il colosso californiano che a detta degli utenti ha perso la sua reputazione accettando, in tal modo, una sorta di autocensura.

Photo Credtis | Flickr

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