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Cloud Computing: ci si può davvero fidare? Gli USA s’interrogano

 
Andrea Guida (@naqern)
21 Maggio 2009
4 commenti

obama google

Tutti dicono che il futuro del mondo informatico si chiama cloud computing, ma c’è davvero da fidarsi di una tipologia di servizi che non permette ad aziende ed utenti di avere un controllo diretto sulle applicazioni utilizzate e sui documenti generati?

Questo, più o meno, l’interrogativo che si sta ponendo l’amministrazione statunitense alle prese con importanti decisioni inerenti il budget di 78 miliardi destinato all’IT per il 2010. Decisioni che non potranno non prendere in considerazione i frequenti problemi che affliggono servizi quali Gmail, che anche recentemente è stato soggetto ad una serie di rallentamenti e blocchi che hanno complicato non poco la vita a migliaia di utenti.


È vero, senza Google Moderator non ci sarebbe stata quella grande operazione di democrazia diretta denominata “Open for Questions“, mediante la quale migliaia di persone hanno potuto porre liberamente le proprie domande al Presidente Obama. Senza le API di Google Maps il Dipartimento di Stato USA non potrebbe tracciare in maniera così rapida ed efficace i movimenti del Segretario di Stato Clinton. Ma la questione rimane sempre aperta, il rischio è ancora troppo.

Di servizi on-line validi ce ne sono, e anche molti, ma allo stato attuale fare completamente affidamento su questi ultimi per l’esercizio della propria attività, grande azienda o ente pubblico che si sia, non pare consigliabile. Ci sono ancora troppi dubbi da affrontare circa le condizioni di utilizzo, il reale stato di privacy e la sicurezza dei dati ospitati da questi servizi.

Per i comuni utenti, quasi inutile sottolinearlo, la situazione è completamente diversa ed il cloud computing potrebbe presto trasformarsi in una solida realtà. Ma ammettiamolo, il “tepore” ed il senso di sicurezza dati agli utenti dalle applicazioni desktop saranno duri da sostituire.

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  • #1fireb86

    mi pare ovvio che finchè non miglioreranno le comunicazioni via cavo e non, le applicazioni desktop rimarranno le più utilizzate.
    es. se un servizio online mi permette di convertire video da una codifica ad un’altra, ma il video è grande 1GB, è abbastanza ovvio che preferisco installare un software e far lavorare il mio processore.
    c’è da dire poi che se i servizi on-line avranno davvero successo sarà una vera rivoluzione soprattutto hardware!!
    certo resta il problema sicurezza… l’aspetto più importante e ostico

    21 Mag 2009, 1:09 pm Rispondi|Quota
  • #2Ste

    i dati sensibili dovrebbero sempre essere sulle nostre macchine, altro che palle…gli hd non costano un cavolo, perche devo mettere su un server-chissà-dove tutti i miei dati? Anche se il servizio è ottimo e gratuito, chi mi dice che lo sarà per sempre? non vorrei mai svegliarmi e sapere che per leggere le mie mail devo pagare

    21 Mag 2009, 2:15 pm Rispondi|Quota
  • #3Enrico

    @Andrea
    Il problema è proprio quello che hai evidenziato: il mancato controllo sui dati.
    Per affidare i propri dati a qualcuno occorre tanta fiducia.
    Sono il primo a non averne (uso servizi Google ma non certo per cose “importanti”).
    Quel che manca è la certezza che quei dati, così delicati per noi, vengano custoditi e protetti come lo faremmo noi stessi.
    Inoltre, manca la certezza che mai e poi mai quegli stessi dati verranno utilizzati per scopi a noi sconosciuti, a partire da pubblicità mirate fino ad arrivare a spionaggio industriale etc.
    Il cloud computing, a mio parere, potrà avere successo presso le aziende solo quale evoluzione di una intranet.
    Non vedo come sia possibile che una qualsiasi azienda, ma anche l’accorto privato cittadino, possa mai sentirsi più al sicuro affidando a terzi sconosciuti la gestione e protezione dei propri dati, piuttosto che custodirli personalmente.

    22 Mag 2009, 8:52 am Rispondi|Quota
  • #4Francesco

    @ Enrico:

    Bravo Enrico, pienamente d’accordo sopratutto con l’ultima parte del tuo discorso.
    Io non la vedo così male, nel senso che non vedo Cloud Computing solo nel senso di “affidare dati a terzi”, ma secondo me può esistere una cosa del genere fatta su macchine di proprietà dell’azienda, qualcosa di centralizzato cioè; o, come dici tu, come una evoluzione di una intranet, nel caso però sarebbe certamente a pagamento (a meno di una intranet che non esce dall’azienda stessa, nel caso i macchinari “motrici” sarebbero in sede), ma si risparmierebbe comunque.
    Secondo me il concetto appartiene ad un futuro molto prossimo, ma non è una cosa da mettere su di qui ad un mese.

    4 Giu 2009, 7:28 pm Rispondi|Quota