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Google Chrome, una funzione per consumare meno RAM

 
Martina Oliva
1 agosto 2015
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Dal momento del suo lancio sino ad oggi Google Chrome si è evoluto in fatto di velocità, stabilità, funzionalità e sicurezza ma c’è un aspetto sul quale big G ha ancora parecchio da lavorare per poter perfezionare in toto il suo browser Web: la gestione della RAM.

Chrome-app

Tenendo conto dei tanti feedback raccolti dagli utenti proprio a tal proposito Google ha però intenzione di rendere Chrome decisamente meno esigente in fatto di consumo di RAM e la nuova feature denominata Tab Discarding introdotta di recente nella versione Canary per Windows, OS X e Linux ne è un’evidente dimostrazione.

Così come suggerisce lo stesso nome Tab Discarding agisce andando a scartare le schede di navigazione aperte ma non utilizzate quando viene identificato un peso eccessivo sula memoria del sistema. La tab, è però bene sottolinearlo, non viene chiusa ma solamente sospesa in modo tale da liberare RAM. Inoltre, la tab sospesa può essere riattivata in qualsiasi momento senza perdere i dati e le informazioni in essa contenuta.

La scelta di quali schede togliere dalla memoria avviene secondo un sistema di ranking che assegna una priorità alle pagine aperte. Trattasi di una sorta di classifica che determina quali schede sono più importanti e quali meno, così come riportato di seguito.

  1. Scheda selezionata
  2. Schede bloccate
  3. Applicazioni in esecuzione all’interno di una finestra
  4. Schede con riproduzione di contenuti audio
  5. Schede selezionate di recente
  6. Schede non selezionate di recente
  7. Schede “interne” come quelle dei preferiti o mostrate
  8. All’apertura di una nuova pagina

Per testare la nuova funzionalità è necessario scaricare e installare Chrome Canary, digitare nella barra dell’indirizzo la stringa chrome://flags/#enable-tab-discarding e attivare l’opzione. Utilizzando invece il comando chrome://discards viene mostrato l’elenco delle schede aperte e il loro ranking, con la possibilità di sospenderle manualmente.

Via | Ars Technica

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